In evidenza 

FedEx-Moving, caos consegne a Genova: 70 corrieri fermi e pacchi bloccati nei magazzini. Incertezza per il futuro dei lavoratori

Il presidio alla Marina dell’Aeroporto dopo la rottura dell’appalto nazionale: Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti chiedono un tavolo urgente per salvare occupazione, salari, anzianità e diritti dei lavoratori. Le consegne attese dai genovesi (tra cui diverse aziende commerciali) rischiano di restare ferme per parecchi giorni

Settanta lavoratori fermi davanti al magazzino, le consegne sospese e centinaia, migliaia di pacchi destinati a restare bloccati, compresi quelli già arrivati a Genova. La vertenza Moving-FedEx esplode anche alla Marina dell’Aeroporto, dove questa mattina i corrieri dell’azienda che fino a venerdì scorso gestiva le consegne per FedEx hanno organizzato un presidio sostenuto da Filt Cgil, Fit e Uiltrasporti. Non si tratta di uno sciopero proclamato dai lavoratori: secondo quanto riferiscono le organizzazioni sindacali, è Moving ad avere fermato l’operatività dopo avere ricevuto da FedEx la comunicazione di disdetta dei contratti di appalto.

Il caso genovese è parte di una vertenza nazionale. Moving, impresa con sede a Roma e circa 500 dipendenti in Italia, operava per FedEx in diversi magazzini sul territorio nazionale. A Genova i lavoratori coinvolti sono 70: 58 corrieri e 12 magazzinieri. Da oggi non effettuano più consegne e non movimentano la merce destinata alla distribuzione. La conseguenza, per gli utenti, è immediata: i pacchi affidati al circuito e quelli già presenti nel magazzino rischiano di non arrivare a destinazione non solo oggi, ma con ogni probabilità anche nei prossimi giorni, fino a quando la situazione non verrà sbloccata.

Il nodo è la rottura del rapporto commerciale tra FedEx e Moving. Secondo la ricostruzione dei sindacati, venerdì sera FedEx avrebbe inviato una posta elettronica certificata alla società fornitrice comunicando la rescissione dei contratti. Nella stessa comunicazione, sempre secondo quanto riferito dai rappresentanti dei lavoratori, la committenza avrebbe chiesto a Moving di proseguire l’attività fino al 15 giugno. Moving avrebbe però risposto a sua volta con una posta elettronica certificata sostenendo di non voler garantire il servizio fino a quella data, proprio in conseguenza della rescissione. Il risultato è che il sistema si è fermato, lasciando i lavoratori senza certezze e la distribuzione bloccata.

«Venerdì sera la FedEx, quindi il committente, ha mandato una posta elettronica certificata al fornitore che è Moving, che rescindeva tutti i contratti di appalto, di fornitura, in tutta Italia», spiega Marco Gallo, segretario provinciale e coordinatore regionale della Federazione italiana lavoratori trasporti Cgil. «Quindi stiamo parlando di 7-8 magazzini in tutta Italia, stiamo parlando di 500 lavoratori in Italia».

A Genova, prosegue Marco Gallo, l’impatto è immediato: «Su Genova sono una settantina di lavoratori. Venedì la FedEx ha rescisso il contratto con una posta elettronica certificata e nella stessa missiva ha chiesto a Moving di lavorare fino al 15 giugno. A sua volta Moving ha risposto con una posta elettronica certificata affermando che a causa della rescissione del contratto non intende garantire il servizio fino al 15 giugno. Da oggi loro non fanno più attività per FedEx».

Per il sindacato, il punto è evitare che la frattura tra committente e fornitore ricada interamente sui lavoratori. «Quindi si è incancrenito, si è rotto tutto il meccanismo e i lavoratori sono fermi oggi, perché Moving non li fa lavorare e noi sindacati siamo con i lavoratori. Qua c’è tutta una partita di 500 lavoratori che sono a rischio, 500 posti di lavoro», aggiunge Gallo.

Le organizzazioni sindacali hanno già chiesto un confronto nazionale. «Noi domenica abbiamo scritto una comunicazione con le segreterie nazionali Cgil, Cisl e Uil alla FedEx di richiesta d’incontro. Dovremo fare tutti i cambi d’appalto se andrà avanti la questione. Il sindacato chiede subito un tavolo per mettere mano a eventuali cambi d’appalto e tutelare i 70 lavoratori con l’applicazione del contratto nazionale e con gli accordi di secondo livello che ci sono in essere oggi», dice ancora Marco Gallo. La richiesta è quella di aprire una sede negoziale prima che la crisi si allarghi: «Questo è quello che chiediamo, però dobbiamo assolutamente avere un tavolo concertativo, altrimenti il problema rischia di deflagrare. La conseguenza per le persone che devono ricevere pacchi è che certamente oggi e probabilmente per diversi giorni non le riceveranno. È tutto bloccato».

Sulla stessa linea Mirko Filippi, segretario regionale della Fit Cisl, che insiste sulla necessità di dare garanzie immediate ai dipendenti coinvolti. «Quello che chiediamo sono garanzie per i lavoratori, perché ad oggi ci troviamo di fronte a una rescissione del contratto commerciale da parte della committenza con la società Moving, da parte di FedEx, quindi ad oggi non abbiamo le garanzie per questi lavoratori», afferma.

Per Filippi, la priorità è impedire che lo scontro commerciale produca un danno occupazionale e salariale. «Quello che vogliamo è una soluzione nel breve, perché non ci possano andare in mezzo i lavoratori in uno scontro tra società fornitrice e committenza, e che ci siano tutte le giuste e corrette garanzie per i lavoratori. Quindi con tutte le procedure previste dal contratto nazionale che ad oggi non sono garantite. In sintesi quello che vogliamo è che la situazione venga sbloccata e che i lavoratori siano garantiti da un punto di vista occupazionale e salariale».

Anche Simone Angius, per Uiltrasporti, richiama la tutela dei diritti maturati e la necessità di non disperdere anzianità, salari e continuità lavorativa in un eventuale passaggio di appalto. «Sicuramente noi chiediamo che i diritti dei lavoratori non vadano persi, quindi tutta l’anzianità che hanno, i posti di lavoro, il salario e quant’altro non vadano persi in questo passaggio, oltre che mantenere il posto di lavoro perché quello sicuramente è la priorità, vista la situazione che si è andata a creare».

Per i lavoratori, racconta Angius, la notizia è arrivata senza alcun preavviso reale. «È stato un fulmine a cielo sereno, non immaginavano nulla di tutto questo. La comunicazione all’azienda è arrivata tra giovedì e venerdì, a noi è arrivata ufficialmente sabato, quindi sì, è stato un fulmine a cielo sereno».

Il presidio alla Marina dell’Aeroporto è dunque il primo effetto visibile di una vertenza che rischia di avere ricadute contemporaneamente sul lavoro e sul servizio. Da una parte ci sono i 70 dipendenti genovesi di Moving, insieme ai circa 500 coinvolti a livello nazionale, che chiedono garanzie su occupazione, continuità contrattuale, salario e accordi integrativi. Dall’altra ci sono clienti e destinatari delle consegne, destinati a subire ritardi perché il flusso operativo si è fermato.

La richiesta comune dei sindacati è che FedEx, Moving e le organizzazioni dei lavoratori si siedano rapidamente a un tavolo per chiarire tempi, responsabilità e soluzioni. Se il rapporto di appalto è destinato a chiudersi, spiegano Federazione italiana lavoratori trasporti Cgil, Federazione italiana trasporti Cisl e Uiltrasporti, occorre gestire il cambio d’appalto secondo le procedure previste, salvaguardando chi in questi anni ha materialmente garantito le consegne. Senza un confronto, il rischio è che la crisi passi dai magazzini alle famiglie dei lavoratori e, insieme, alle migliaia di destinatari che attendono merce già spedita.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts